“I giornali in Italia” di Tommaso Bartocci

Esiste qualcosa di più rappresentativo, quando si parla della diffusione di notizie, del giornale? Fin dalla sua invenzione nel 1664 è stato il simbolo dell’informazione, specificatamente di quella autorevole e confermata, ben diversa dalle classiche “chiacchiere da bar”: l’uomo interessato alle novità d’altronde è solito far colazione leggendo il giornale,  gesto che ripete ogni singolo giorno della sua vita, fintanto che proverà il bisogno di sapere cosa succede intorno a lui. Nel corso della storia altri media si sono confermati ottimi diffusori di notizie: basti pensare al radiogiornale e al notiziario, seguiti dalla progressiva digitalizzazione dei quasi desueti quotidiani cartacei. Dato che rimanere informati è imprescindibile per la gran maggioranza degli individui, si può facilmente prevedere che i media (qualsiasi forma essi avranno in futuro) risulteranno sempre essenziali: non vi è il problema, insomma, di veder fallire questo settore per cause inerenti la loro necessità di base. Cos’è dunque che permette a un servizio di informazione di sopravvivere? Ovviamente le vendite e la popolarità che esso detiene, valori che si guadagnano nel corso del tempo proponendo notizie affidabili e, perché no, sensazionali. È qui che entrano in gioco i giornalisti, la vera anima dell’informazione, i paladini della verità e della libertà di parola (teoricamente parlando). Il loro ruolo è di fondamentale importanza nella società in virtù del potere che detengono su di essa: un articolo proposto da un quotidiano di fama nazionale è infatti capace di condizionare il pensiero,  riguardo all’argomento trattato,  di milioni di persone. Si presuppone quindi che i giornalisti svolgano saggiamente il loro mestiere, proponendo al pubblico un’informazione sicura e ragionevole: come purtroppo sappiamo però, capitano non di rado degli “scandali” mediatici. Basti pensare agli articoli redatti dopo la morte alcune persone per crisi cardiaca in seguito alla somministrazione del vaccino anti-Covid: testate importanti non hanno esitato a riportare i fatti, alludendo (per quanto mi risulta) ad una possibile correlazione tra i decessi e il medicinale (collegamento poi smentito dalle autopsie). Ovviamente anche telegiornali e trasmissioni hanno contribuito a creare un clima di panico generale, che ha portato a uno stop alle vaccinazioni con un aumento del numero di decessi che si sarebbe forse potuto evitare. Simile trattamento ha ricevuto il caso riguardante lo smaltimento delle acque radioattive di Fukushima, le quali saranno svuotate nell’oceano Pacifico nell’arco di diverse decine di anni: sebbene si sapesse che il processo non avrebbe nuociuto alla salute della fauna e della flora marina (fonti IAEA e OMS) non sono mancati allarmi sui media Italiani che, urlando al disastro nucleare, hanno nuovamente portato paura e ansia (insieme a un rinnovato odio per i nipponici) nel cuore di molte persone. Volendo si potrebbero citare innumerevoli casi affini ai precedenti due, ma preferisco non commentare ulteriormente il panorama dell’informazione Italiano che, talora per ragioni di natura politica o economica, ci propone delle notizie né libere e benché meno affidabili.

Tommaso Bartocci

Visite: 24