Il volo (Mattia Bolognone)

Mui aveva sempre sognato di volare. Ogni sera, guardava assieme alla mamma le riprese degli astronauti in orbita nel buio dello spazio, e fantasticava di diventare come loro, da grande.

Quella notte, finalmente, Mui volava. Si era fatta coraggio e aveva spiccato il volo. L’aria notturna la cullava, sibilando alle sue orecchie parole oscure. Si sentiva proprio come un’ astronauta!

Tuttavia, dopo un po’, Mui si accorse che non stava volando su, verso il cielo infinito, ma giù, verso la nera strada. Alla piccina venne tanta paura, allora prese a chiamare nella tenebra il nome di sua madre, ma le rispose il silenzio, un orribile, frastornante silenzio di rifiuto, perché la mamma era lontana, e poi Mui piangeva, piangeva e piangeva d’un pianto disperato, fino a che la sua ultima lacrima non cadeva nell’oscurità sotto ai suoi piedini.

Oh, piccola Mui, perché hai scelto di volare? Guardati, poverina, la tua gola è esausta e non ha più nemmeno la forza di gridare. Perché, perché hai voluto aprire le tue ali? Il tuo corpicino candido sta per toccare il suolo, e tu non puoi più librarti nel cosmo come gli astronauti,

nelle riprese,

in orbita nel buio dello spazio;

ma ascoltami un’ultima volta Mui, prima di andartene per sempre, e sappi che sei stata un’astronauta bravissima anche tu.

Ora chiudi gli occhi, torna alla tenebra, amica mia. Nulla può la mia mano d’uomo per salvarti, per sottrarti alla terribile morte che ti sei data. Ti sei sfracellata al suolo, piccina, e il chiarore di luna illumina i tuoi resti smembrati e orribili. Ma io ti amerò per sempre, Mui, perché tutti ogni tanto vorremmo volare insieme a te, liberi, soli.

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