“Gli stupidi non devono votare” di Mattia Bolognone

Io ho solo 17 anni, ma mi è già capitato diverse volte di sentire qualche adulto dire: ‘Il problema dell’Italia è che anche gli stupidi hanno diritto al voto. Coloro che hanno un quoziente intellettivo basso non dovrebbero poter votare!’. Poi, come una mandria di pecore, gli altri geniali adulti che hanno avuto la fortuna di sentire questa trovata brillante fanno: ‘Hai proprio ragione, è questo il nostro problema’. Però, l’ultima volta che ho ascoltato queste parole è stato diverso. C’è stata una ragazza, una mia amica, che ha avuto il coraggio di rispondere a quel distinto signore così: ‘Se gli stupidi non potessero votare, lei è sicuro che potrebbe continuare a farlo?’.

È per la mia amica che sto scrivendo queste righe.

Perché anche io sono fermamente convinto che proibire ai ‘meno intelligenti’ di votare sarebbe non solo inumano, ma distruggerebbe anche la nostra democrazia. Dico a te, adulto stimabile che vorresti decimare l’elettorato, come ti sentiresti se ci fossi tu tra quelli bollati come stupidi e interdetti dal voto? Sono sicuro che la tua autostima cadrebbe a pezzi, e balbetteresti stupito che ci deve essere stato un errore. La nostra povera Italia verrebbe divisa tra cittadini di Serie A e cittadini di Serie B, e nascerebbe un nuovo razzismo basato sull’intelligenza. I meno capaci diventerebbero il nuovo popolo oppresso; genitori, figli e amanti si separerebbero e la ‘Dittatura dei Cervelloni’ avrebbe inizio.

È questo quello che vuoi, caro il mio adulto? E dimmi, come hai intenzione di individuare gli ‘stupidi’? Sei male informato, se credi che esista al mondo un mezzo adatto a calcolare l’intelligenza. Se volevi utilizzare i test del QI, sei fuori strada. Il QI misura solo una porzione della nostra intelligenza, lasciando fuori, ad esempio, l’intelligenza emotiva, che per votare è più importante della conoscenza della metafisica aristotelica, per dirne una.

Ahimè, sono in moltissimi quelli che la pensano come il nostro adulto, e vorrebbero impedire a metà del popolo di andare alle urne. Alcuni tengono questo pensiero per sé, temendo di pronunciarlo ad alta voce. Ma io capisco bene perché credono che solo i più intelligenti debbano poter votare.

Perché è la scelta più facile.

È il modo più semplice di risolvere il problema della scarsa preparazione del nostro elettorato. Ma io vorrei invitarli a riflettere: la loro idea non è semplice, ma semplicistica. Quindi, pericolosa. Immaginiamoci l’Italia come una persona, e le sue gambe come l’elettorato. Impedire ai ‘meno intelligenti’ di votare sarebbe esattamente come tagliarsi una gamba.

In realtà, quella gamba non la dobbiamo amputare, ma la dobbiamo curare. In altre parole, si tratta di dare modo a tutti i 60’000’000 di Italiani di esercitare il diritto al voto in maniera corretta e consapevole. Come fare? Dobbiamo garantire a ciascuno un’educazione efficace e completamente gratuita, dobbiamo premiare i giovani in base all’impegno e al merito, dobbiamo concedere a tutti delle possibilità. Se tutti avessimo veramente le stesse possibilità, e non solo sulla carta, a nessuno verrebbe più in mente di decimare l’elettorato, perché non ce ne sarebbe più bisogno. Avremmo finalmente una politica stabile e propositiva, e il nostro adulto indignato si renderebbe conto che non è vero che gli Italiani sono stupidi. Soltanto, molti di loro non hanno ricevuto le opportunità a cui avevano diritto.

Ora mi rivolgo a te, mio lettore. Costruiamo insieme un mondo in cui tutti hanno delle possibilità. Per davvero, questa volta. Diciamo di no ai populismi, e rendiamo la nostra Italia più giovane, più inclusiva, più democratica. Perché se l’Italia è destinata a tornare grande, torneremo grandi tutti insieme.

Mattia Bolognone, IV A

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