Quando insegnare diventa una sfida alla solitudine: Il progetto Erasmus per 12 docenti del Liceo classico di Jesi

L’emergenza sanitaria ha chiuso confini e case, scuole e luoghi d’arte, palestre e luoghi di divertimento, e sembrava che non si riaprissero più. Invece  in ognuno la speranza e la tenacia hanno mantenuto un canale di apertura verso il mondo e tutte le sue splendide possibilità. E questo vale anche per gli insegnanti che, nonostante la claustrofobia della dad e l’incubo delle quarantene nelle classi, hanno sempre saputo che insegnare significa prima di tutto condividere, non solo i saperi ma la quotidianità del rapporto umano e delle diverse sensibilità. Dunque partecipare a un progetto Erasmus in un’epoca come questa ha un valore tanto più grande perché non è  un semplice corso di aggiornamento in lingua ma un corso di resilienza e recupero di una dimensione umana imprescindibile. Con queste premesse una gruppo di docenti del Liceo classico di Jesi ha trascorso una settimana a Dublino (dal 29 agosto al 5 settembre), condividendo mini appartamenti in un college universitario e partecipando ad un corso di metodologia CLIL (insegnamento di alcune discipline in lingua inglese), innovazioni nella  didattica e storia e letteratura irlandese. L’arrivo a Dublino ci ha mostrato una città impoverita e desolata, dove l’epidemia ha picchiato duro sulle risorse principali: turismo e mobilità studentesca. Ma la bellezza dei paesaggi, delle scogliere, dei castelli, e la ricchezza della storia continuano a conquistare. Soprattutto le esperienze di mobilità dei docenti ci ricordano che siamo una comunità di formatori che oltre ad insegnare  deve sempre imparare, che l’insegnamento non è un’attività individualistica o addirittura divistica, e che una buona scuola è fatta anche da un corpo docenti che vive in armonia e condivisione di intenti.

 

Patrizia Taglianini

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