INTERVISTA IMPOSSIBILE A DANTE ALIGHIERI – II

Dantedì 2022… Anche questo 25 marzo non poteva passare inosservato, soprattutto per i miei studenti della classe 3 L ai quali per l’occasione ho affidato un lavoro insolito. Ho loro commissionato un’intervista “impossibile”, così definita perché il loro estro unito alle loro conoscenze aveva il compito di riportare in vita niente meno che il Sommo Poeta… E a giudicare dai lavori realizzati, non è poi così impossibile riconoscere la perenne vitalità del padre della lingua italiana, che a quanto pare riesce a farsi ascoltare dai giovani di ogni generazione!

Prof.ssa Maddalena Santacroce 

 

Giulia quella sera non sa proprio che cosa fare. Ha già svolto tutti i compiti di scuola per il giorno dopo e si è anche avvantaggiata nello studio delle materie che sono oggetto di future interrogazioni, tra cui letteratura, la quale è per lei un grande scoglio.

Prova quindi a leggere un libro, ma la storia non la prende e dopo pochi capitoli lascia perdere. Accende la televisione, tuttavia nemmeno lì trova qualcosa che possa suscitare il suo interesse. Quando però sta per abbandonare anche lo zapping, un programma finalmente coglie la sua attenzione. Si chiama Interviste mai viste.

“Che nome idiota” pensa Giulia. Sullo schermo campeggia in sovrimpressione la scritta Tra poco intervista esclusiva da non perdere!, senza però svelare il nome della celebrità che sarebbe stata intervistata. La ragazza è davvero curiosa di sapere di chi si possa trattare. Attende finché la presentatrice non pronuncia l’attesissimo annuncio:

“Carissimi telespettatori, è con immensa gioia che vi annuncio che questa sera avremo come ospite una persona molto speciale. Signori e signore, direttamente dall’oltretomba, ecco a voi Dante Alighieri!”

Dallo studio si leva un sonoro applauso. Giulia è sbigottita. È davvero quel Dante che la professoressa di italiano ha spiegato in classe? Insomma, quello della Divina Commedia?

Dalle quinte dello studio Giulia vede uscire una sagoma in controluce. Dalla corporatura la ragazza capisce che si tratta di un uomo. Procede con passo molto pacato e dignitoso. Quando finalmente esce dall’ombra, Giulia può distinguere il volto: non è vecchio, eppure delle rughe gli segnano la fronte e i contorni degli occhi. Il mento è ben pronunciato e la bocca, con un labbro più prominente dell’altro, è tesa in un’espressione seria e decisa. Gli occhi sono scuri e Giulia ha l’impressione che siano persi nel vuoto, come se fossero assorti in qualche pensiero profondo. Le sopracciglia, inoltre, sono inarcate in un cipiglio deciso e algido. Tuttavia, l’elemento del viso che spicca prima degli altri è il naso: un signorile e prominente naso aquilino. Giulia pensa subito al ritratto del Botticelli e, in effetti, vede delle somiglianze con il soggetto dipinto dal pittore. Eppure l’uomo in televisione, per certi aspetti, è ben diverso, e il naso, sebbene sia aquilino, possiede comunque un dorso delicato che in qualche modo dona armonia all’intera fisionomia facciale.

“È Dante” pensa Giulia “È proprio lui.” Non sa spiegarsi bene il perché, ma il portamento dell’uomo, il mento leggermente alzato, l’espressione severa e rigida e soprattutto l’aura autoritaria che proviene da lui le danno quella certezza.

Il poeta si siede su una elegante poltrona, accanto a quella della presentatrice. Dante sta in una postura dritta, sebbene una leggera gobba non gli permetta di farlo perfettamente. Giulia teorizza che sia dovuta al lungo tempo trascorso a scrivere chino opere su opere.

“Vi porgo i miei più sinceri ringraziamenti per l’opportunità di essere qui tra anime vive”, esordisce Dante. Giulia percepisce nella sua voce, grave e solenne, un tono piuttosto amichevole, che deriva da un atteggiamento ben disposto al dialogo.

“Come si sente? È dura la vita nell’aldilà?” chiede l’intervistatrice per rompere il ghiaccio. Nella sua di voce c’è invece l’esuberante e bonaria vivacità di una giovane alle prime armi.

“Posso affermare che trasportare macigni sulla schiena non sia affatto piacevole. Ho ancora dolore”, risponde il poeta e, nel dir ciò, posa una mano sul fianco. Giulia è un attimo sorpresa nel sentire Dante ironizzare sulle pene del Purgatorio e si accorge che l’espressione gelida che denotava inizialmente il suo volto si è sciolta in un delicato sorriso, per poi ridiventare subito seria.

“Bene, possiamo entrare subito nel vivo dell’intervista allora. Cosa pensa del fatto che lei sia considerato il più grande poeta italiano e che sia conosciuto in tutto il mondo?”

Nel porre le sue domande, la giovane intervistatrice sfoggia un sorriso smagliante, che Giulia considera in netto contrasto con l’espressione seriosa del Sommo poeta.

“E’ arduo per me non montarmi la testa: sono estremamente onorato e apprezzo che sia gli italiani che gli stranieri abbiano saputo comprendere il mio genio poetico.  Finalmente posso dire di aver riabilitato il mio nome e la mia fama, che un tempo furono infangati ingiustamente. Grazie di cuore.”

Un altro sonoro applauso si leva dal pubblico in sala.

“Ma grazie a lei. È a lei che si deve un enorme contributo alla letteratura italiana. A proposito di fama infangata, come si è sentito quando ha saputo di esser stato accusato di baratteria e condannato all’esilio?”

Alla formulazione della domanda, Giulia vede che Dante si è irrigidito per un istante, per poi ritornare nella postura composta iniziale.

“Innanzitutto mi sono sentito deluso. Deluso dai miei fratelli fiorentini. E in particolar modo frustrato. Io volevo solo il meglio per la mia città e ho lottato per suddetto ideale. Sapere di esser stato ricambiato con l’esilio, per di più per un reato che non ho commesso, ha profondamente ferito il mio orgoglio. Tuttavia, ciò che più è stato dolente per me accettare fu il fatto che non avrei mai potuto più rimetter piede nella mia amata Firenze.Tu lascerai ogne cosa diletta più caramente; e questo è quello strale che l’arco de lo essilio pria saetta. Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui, e come è duro calle lo scendere e ‘l salir per l’altrui scale…mi disse una volta il mio avo Cacciaguida. Da quel lontano 1302 cominciò il mio pellegrinare di città in città, di castello in castello. Fui ospitato da gentili e ricchi signori che apprezzarono le mie doti di uomo di lettere e di alta cultura e svolsi per loro compiti diplomatici e di segreteria. Tuttavia non smisi mai di credere che un giorno sarei potuto tornare a Firenze. Ahimè, la mia speranza fu a dir poco vana.”

“Quali sono stati i posti in cui si è sentito più accolto?”

“Sono molti i luoghi che visitai: Arezzo, per esempio, fu uno dei miei primi rifugi. Fui in seguito in Lunigiana, ospite dei Malaspina, poi a Bologna e a Forlì. Sicuramente, però, dove mi sentii più a casa fu a Verona.“Lo primo tuo rifugio e ‘l primo ostello sarà la cortesia del gran Lombardo che in su la scala porta il santo uccello; che in te avrà sì benigno riguardo, che del fare e del chieder, tra voi due, fia primo quel che, tra gli altri, è più tardo”. Anche in questo Cacciaguida aveva ragione. Cangrande della Scala fu sicuramente un uomo dal cor gentile. Inoltre,Verona aveva molte similitudini con Firenze. I suoi paesaggi e l’atmosfera me la ricordarono immantinente, suscitando in me un’amara nostalgia. Come potrei infine dimenticarmi di Ravenna, che ospitò il mio letto di morte. Ancora oggi le mie spoglie sono custodite lì, ma vorrei poter tornare un giorno, sebbene non con lo spirito ma solo con il corpo, a Firenze. Non averla più potuta vedere è uno, se non il più grande mio rimpianto.”

Giulia è colpita dalla malinconia che si percepisce dalla voce di Dante. Osserva anche che i suoi occhi, ogni volta che pronuncia Firenze, diventano più lucidi e assorti.

“Quali sono gli altri?” domanda invadente la presentatrice. Dante, però, risponde senza remore:

“Uno dei rimpianti che mi porto dietro è sicuramente il non aver potuto concludere il mio trattato sulla lingua volgare e il Convivio. Purtroppo ci furono altre necessità che avevano avuto la prerogativa. Un altro, poiché sono un uomo e perciò di rimpianti ne ho molti, è non aver potuto chiedere perdono al mio caro amico Guido. Egli, sebbene raffinato nei costumi, possedeva comunque uno spirito bellicoso e fu quindi coinvolto in uno scontro tra guelfi bianchi e neri. I Priori, di cui facevo parte, decisero di allontanare tali responsabili di disordini. Io non mi opposi: dovevo essere imparziale e giusto e condannarlo come tutti gli altri all’esilio. Sapere che si ammalò proprio fuori dalla nostra città fu per me fonte di un profondo e risentito dispiacere. È poi morto di malaria subito dopo essere rientrato a Firenze. Ecco, è come se mi sentissi responsabile della sua morte. La nostra amicizia non ebbe quindi una fine lieta. E poi, come ultimo rimpianto…”

Dante abbassa leggermente lo sguardo “…ci fu Beatrice. Ancora oggi mi chiedo se è stato Dio a volere con sé un angelo così giovane e bello. Altre volte penso invece che se fossi stato più ardito, forse avrei potuto cambiare il corso degli eventi. Adesso però so che in qualche modo l’ho aiutata. Ho aiutato il ricordo di lei a diventare immortale. Sono felice che ancora oggi voi la ricordiate, è come sapere che è viva nei vostri cuori come per molto tempo lo è stato nel mio.”

Giulia vede che il poeta ha accennato un timido sorriso.

“Felici dovremmo essere noi del fatto che lei ci abbia regalato una delle figure più celestiali della letteratura! Vorrei tanto che si ritornasse a scrivere versi d’amore su una donna come facevate voi stilnovisti. Ritornando alla nostra intervista… è orgoglioso della sua opera magna, la Commedia?

“Alla stesura della Commedia ho dedicato anima e corpo, tutta la mia vita in esilio. Vedere che sia letta e apprezzata e addirittura studiata in tutto il mondo mi fa onore. Sapevo di aver scritto un’opera importante, divina come l’ha descritta Boccaccio. D’altronde era quello il mio obiettivo. Eppure mi stupisco delle ripercussioni che ha avuto. Questa è una prova che la letteratura sappia parlare al cuore degli uomini e per questo trascende il tempo.”

“Ha ragione” pensa Giulia.

“Non potrei essere più d’accordo”, concorda la sempre sorridente presentatrice, per poi continuare con l’intervista.

“Quali sono i suoi altri motivi di vanto?”

“Uno degli eventi a cui sono fiero di aver partecipato fu la battaglia di Campaldino. Avevo solo ventiquattro anni ma credevo nei miei ideali. Tuttavia, è anche uno degli eventi che mi dà più apprensione. Fu una battaglia sanguinosa e valorosi uomini persero la vita. Un altro mio motivo di vanto fu quando mi nominarono priore. Era una carica assai prestigiosa e importante. Sono fiero di aver ricoperto un ruolo così decisivo per le sorti della città.”

“Posso immaginare. Ma ci parli un po’ di lei. Come era da ragazzino? Aveva molti amici?”

“Sono cresciuto in una famiglia di piccola nobiltà. A dir lo vero, non ne vado così fiero: mio padre, Alighiero Alighieri, era un prestatore di denaro, un usuraio. I miei amici, inoltre, avevano più agi di me, soprattutto Guido, che era così esuberante eppure così raffinato nei modi. E poi ci fu Lapo. E Cino. E Forese. Ci piaceva passare il tempo scrivendoci tenzoni, un po’ come fate voi adesso con quelle vostre tecnologie. Telefono si chiama? Ad ogni modo io prediligo di gran lunga la carta e l’odore dell’inchiostro. Ero un ragazzo dai costumi pacati, silenzioso, ma quando c’era bisogno sfoggiavo tutta la mia capacità d’eloquenza. Quando avevo qualcosa da dire non avevo problemi nel farlo. Trovavo, e trovo ancora, una cosa essenziale poter esprimere il proprio pensiero, purché esso sia legittimo ed esposto in modo consono. Ero un giovine molto deciso. Odiavo gli indifferenti e i neutrali. Per questo mi sono impegnato nella politica. È dovere di ogni cittadino partecipare e poter decidere delle sorti della propria città.”

“Concordo. Cosa pensa infatti dell’attuale governo in Italia?

“Ahi serva Italia, di dolore ostello, nave sanza nocchiere in gran tempesta, non donna di province, ma bordello!”

“Esemplare. Penso che abbia espresso chiaramente il pensiero di molti italiani. Ultima domanda e poi saremo costretti a salutarci. Cosa vuole dire ai nostri telespettatori in ascolto?”

“Solo una cosa che disse Ulisse ormai in tempi assai remoti ai suoi compagni di viaggio” e nel dire questo si gira verso la telecamera “Considerate la vostra semenza: fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza. Ovvero:dovete essere curiosi e avidi di conoscenza, sempre. Aggiungo però una cosa: non dovete esagerare se non volete finire come l’uomo dal multiforme ingegno. Rispetto ai miei tempi, voi della popolazione di adesso avete fatto passi avanti, da giganti, in ogni campo del sapere e in particolar modo nella scienza; avete esplorato l’intero globo e scoperto cure per molti malanni. Vi prego, però, di non dimenticare mai da dove siete partiti e di non superare mai i limiti imposti all’uomo, per non perdervi in futuro nei meandri oscuri della scienza.”

“Un bellissimo messaggio. Vuole anche dedicar loro un augurio?”

“Sì, grazie. Gentili telespettatori, voi sicuramente sapete che io, in quel remoto 1300, persi la diritta via. Vorrei per questo esprimere il mio più sentito augurio affinché anche voi possiate incontrare, prima o poi,un vostro personale Virgilio o una vostra personale Beatrice che vi guidi verso la luce, in modo da poter ritrovare, come feci io, il vostro cielo stellato.”

Nel dire ciò, Dante guarda fisso in camera, con i suoi soliti occhi profondi e luminosi, e Giulia ha la netta sensazione che si rivolga proprio a lei.

È in questo momento che si sveglia all’improvviso. Si ritrova sul divano, con la tv accesa in un canale che sta trasmettendo un film.

“Devo essermi addormentata” pensa Giulia. “È stato solo un sogno… Certo che per sognarmi Dante che teneva un’intervista dovevo essere proprio esausta. Cosa avevo nella testa?” scherza.

Da quella sera, però, Giulia comincia a provare un genuino interesse verso le lezioni su Dante della professoressa di italiano. La letteratura è stata sempre una materia che la annoiava, tuttavia, ritornando a scuola i giorni seguenti, la ragazza inizia a seguire le lezioni in modo molto più partecipativo, facendo all’insegnante domande su domande riguardo Dante. Vuole scoprire se c’è veramente una corrispondenza tra il poeta che si è immaginata in sogno, ovvero il Dante che a un primo sguardo appare algido e severo (oltre che assai orgoglioso) ma che poi dimostra lati dolci e umani, con quello studiato invece in classe.

“Se avessi veramente la possibilità di poter incontrare Dante” si dice Giulia ripensando al sogno“vorrei parlarci per provare a capire cosa fosse ciò che gli rendeva gli occhi così assorti. Devo dire che possiede una personalità davvero affascinante.”

Martina Luconi. classe 3 L 2021/2022

Visite: 16

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.