La cura di sé. Dalla storia personale alla storia professionale

Per l’efficace incrocio dei temi del Congresso con quelli dello specifico curricolo disciplinare; per l’attenzione al tema della “cura” e al suo concorrere alla conoscenza di sé, alla qualità della relazione, all’appartenenza umana.

Questa la motivazione del Premio speciale ricevuto dalla classe 3^ G del Liceo delle Scienze Umane, dalla Società Filosofica Italiana. La targa di riconoscimento è stata poi consegnata alla classe dal Dirigente Scolastico, alla presenza di alcuni insegnanti, dei Rappresentanti di Classe e di alcuni genitori, il primo giugno.

Da settembre ad aprile, infatti, la classe ha sviluppato, nell’ambito delle lezioni di Scienze Umane e di Filosofia, un progetto intorno alla cura, parola chiave tema della Settima Sessione del XLI Congresso nazionale della Società Filosofica Italiana, dal titolo ETICA, ECONOMIA ED ECOLOGIA, svoltosi a Urbino e ad Ancona nel mese di aprile.

Il lavoro ha preso avvio dalle conoscenze delle alunne su due discipline caratterizzanti il loro corso di studi: la Psicologia e la Pedagogia. Attraverso varie attività- visione di film, video interviste, letture- si sono soffermate sul loro oggetto di studio e sulle loro finalità. Dopo aver focalizzato il tema della cura come centrale per entrambe, questo è stato approfondito analizzando alcuni passi dei Dialoghi di Platone e del saggio La filosofia della cura della filosofa Luigina Mortari. La parola cura è infatti centrale anche nella filosofia contemporanea, in particolare nella filosofia morale, per rispondere ai dilemmi del nostro tempo e le filosofe Elena Pulcini e Luigina Mortari hanno elaborato etiche della cura, che si intrecciano con l’etica delle virtù e delle responsabilità. Le alunne si sono così dedicate ad una riflessione prettamente lessicale per comprendere l’origine e le differenti traiettorie semantiche che caratterizzano il temine cura. Esiste solamente una parola nella nostra lingua per esplicarne il significato, che può essere molteplice, invece, nel mondo greco, esistevano più termini per identificarla.

Se principalmente la cura viene associata all’ambito medico, soprattutto per indicare la terapia idonea per sconfiggere un male del corpo, ne sono state rintracciate altre sfumature concettuali che connotano questa variegata parola. I vari significati sono poi stati ricondotti alla ricerca delle origini della parola nel mondo greco evidenziando così come cura fosse un concetto polisemico. Grazie anche all’intervento della professoressa di Latino e Greco, si è visto che i Greci utilizzavano tre parole diverse per descrivere la cura: merimna è la cura come preoccupazione di conservare la vita; therapeia è invece la cura delle ferite, sia nel corpo che nell’anima, mentre epiméleia indica la cura che si prende la responsabilità dell’esistenza per farla fiorire. Quest’ultima coincide con l’educazione: prendersi cura degli altri vuol dire fare i conti non solo con la responsabilità dell’esistenza propria, ma anche con quella altrui. Sono proprio la Psicologia e la Pedagogia che si caratterizzano come materie di studio rivolte alla cura della persona per accompagnarne il cammino, aspetto messo in evidenza nelle riflessioni, ad esempio, dello psicologo e psichiatra Paolo Crepet e del pedagogista Giorgio Chiosso in relazione alla loro professione. Si è, quindi, prestata particolare attenzione alla cura intesa come epiméleia. Successivamente si è passati al lavoro sui testi di Platone – Alcibiade Primo, Apologia di Socrate, Fedro, Politico, Carmide– per individuare i passi legati alla cura, per approfondirne il significato e la classe ha lavorato in gruppo per leggere, sottolineare e riportare in sintesi i contenuti evidenziati.

Infine, insieme all’insegnante di Storia dell’arte Santina Pepe, si è cercato di comunicare l’idea centrale di tutto il percorso attraverso una rappresentazione grafica da esporre durante il Congresso, all’interno del Progetto Filosofia e altri saperi: aperture ed esercizi di dialogo.

Nel primo pannello, l’anima è rappresentata come una notte oscura, ma anche come un universo da esplorare. I passi dei Dialoghi platonici sono stati riscritti e, come una cura, le loro parole muovono e sospingono il cambiamento dell’anima. Nel Carmide, infatti, Socrate afferma che bisogna curare prima l’anima se si vuole che il corpo stia bene e che l’anima “va curata con certi incantamenti: questi incantamenti sono i bei discorsi”.

Nel mondo greco, era psyché il termine per indicare l’anima, ma anche la farfalla, perciò nel secondo pannello, l’anima, come una farfalla, si trasforma, e, una volta libera da ciò che la opprimeva, può diventare la sua essenza. Sule ali della farfalla, le foto degli occhidi alcune alunne e degli occhi che ritroviamo in opere famose richiamano i passi dell’AlcibiadeI, ma anche una prerogativa dell’arte che cerca di arrivare all’anima e di rappresentarla. Inoltre, come dice la filosofa Luigina Mortari, “la cura guarda negli occhi”, perché è rivolta ad una persona precisa.

Il percorso, i testi analizzati e le riflessioni delle ragazze sul lavoro cooperativo sono stati infine riportati in un libriccino a ricordo dell’esperienza.

Rosella Bartolini

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