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Alla scoperta dell’arte nella nostra cittadina

Venerdì 21 aprile 2023 assieme alle professoresse Bertolissi e Zannini noi Classe 4B ci siamo recati presso la Pinacoteca Civica di Jesi per approfondire la figura di Lorenzo Lotto e le sue opere jesine.
Una volta entrati ci ha accolto un’operatrice museale la quale dopo averci fatto visitare il museo archeologico ci ha portati nel piano dove sono conservate le opere del pittore Lorenzo Lotto. Per presentare l’argomento che avremmo dovuto affrontare la studiosa ha introdotto il periodo in cui egli è collocato: il Rinascimento. Generalmente quando si pensa a questo movimento culturale si pensa solamente al Rinascimento toscano, i cui massimi esponenti furono Filippo Brunelleschi, Masaccio e Donatello.
Ma se andassimo dietro a questa visione espressa dal critico letterario Giorgio Vasari,avremmo una visione molto limitata del Rinascimento in Italia.


Nonostante si conosca maggiormente il Rinascimento toscano, la nostra penisola un tempo era piena di centri che coincidevano con le corti rinascimentali, come ad esempio quella di Urbino, Ferrara o Mantova; ogni città importante con la sua corte ha prodotto un tipo di rinascimento e una scuola artistica le quali presentavano caratteristiche diverse le une dalle altre.
Quello nato a Firenze è basato sulla scoperta della prospettiva e di conseguenza, molto spesso alla base delle opere del rinascimento toscano è consono trovare dei disegni preparatori molto dettagliati, squadre e principi matematici.

All’interno della pinacoteca sono conservate delle opere rinascimentali originarie del Veneto, che pongono al centro dell’attenzione il colore. Se da un lato in questi quadri vige la prospettiva, dall’altro il tonalismo veneto costruisce la tridimensionalità attraverso i toni dei colori. Inoltre non troviamo un disegno preparatorio dettagliato come quello dei toscani.

Ciò è stato scoperto attraverso indagini svolte con radiografie e riflettografie, per mezzo delle quali è visibile il disegno preparatorio.

Sono interessanti le radiografie che sono state realizzate sulle opere di Lorenzo Lotto perché fanno vedere come il disegno non sia tratteggiato come quello toscano. Inoltre attraverso queste indagini si sono intraviste le impronte delle sue dita con le quali riusciva a maneggiare meglio le sfumature.

Oltre al Rinascimento veneto nella pinacoteca civica sono presenti opere appartenenti al Rinascimento Umbratile. L’esponente più importante fu Nicola di Maestro Antonio, il quale lavorò ad Ancona dove ebbe rapporti con l’altra sponda dell’Adriatico.

Il quadro qui riportato venne realizzato nel 1498 ed è una tavoletta di un polittico, oggigiorno sparso in musei di tutta Europa. I polittici del territorio marchigiano sono stati depredati da inglesi e americani a causa della mancata consapevolezza e tutela del patrimonio artistico.

La tavoletta ci fa comprendere le caratteristiche del Rinascimento Umbratile. È una Pietà ma il corpo di Cristo è rappresentato in maniera quasi espressionista, infatti si vedono le venature. Inoltra gli angeli sono sfigurati nel volto, non sono angeli tipici del Rinascimento toscano di Michelangelo e Raffaello. Attraverso questo scomparto presente a Jesi si evincono le caratteristiche del Rinascimento Umbratile nel quale sono sottolineate la sofferenza e la drammaticità della passione di Cristo.

LORENZO LOTTO
Nacque nel 1480 a Venezia e morì tra 1516-17 a Loreto. Egli ha lavorato in tre regioni italiane che oggigiorno sono considerate “lorettesche: Veneto, Lombardia e Marche; in quest’ultima ha lascito 25 capolavori sparsi in tutta la regione. Nelle Marche è possibile fare l’itinerario lotteaco che tocca 8 città: Urbino, che ha acquistato un San Cristoforo, Recanati, prima città marchigiana che ha visitato, Jesi, Cingoli, Ancona, Loreto, Mogliano e Monte San Giusto.
Scopriamo l’arte di Lotto attraverso i cinque capolavori che abbiamo nel nostro paesino.

DEPOSIZIONE DI CRISTO
La prima opera è stata fatta realizzare dalla confraternita del Buon Gesù. In alto è visibile il suo marchio mentre in basso sulla tomba la firma dell’autore con la data, 1512.

Lorenzo Lotto è stato a Roma negli stessi anni in cui Raffaello stava dipingendo le Stanze Vaticane e secondo alcuni storici del tempo lavorarono anche insieme nei cantieri romani. Probabilmente fu chiamato a Jesi dal segretario Angelo Colocci il quale lavorò a Roma. Secondo alcuni ispirò Raffaello tanto che come omaggio quest’ultimo lo avrebbe raffigurato con in mano il globo. Questa opera è una ripresa della Pala Baglioni di Raffaello. Il Lotto riprende il paesaggio che è tipicamente Raffaellesco, paesaggio calmo, pacato e armonioso, dove l’unico elemento di movimento è una vela gonfia di una nave sullo sfondo.
In primo piano ciò è molto diverso. Quella di Raffaello presenta personaggi come se fossero delle statue del mondo greco romano che hanno pose più formali, Lotto invece trasmette l’interiorità dei personaggi esagerandone le gestualità. Maria Vergine è molto scomposta, rappresenta la madre disperata per il figlio morto, Maria di Nazareth dietro di lei si strappa i capelli, Maria di Cleofa non si sa se sta accorrendo per vedere il corpo o si sta allontanando per non vedere la scena. Infine Maria Maddalena tiene la mano di Gesù piangendo, ha la bocca aperta quasi come se stesse gridando. Tutti i personaggi esprimono i loro drammi interiori.

La seconda opera rappresenta l’Annunciazione di Maria e in origine era un trittico, abbiamo però solamente due opere .Oggi li possiamo comunque leggere in coppia perché così li ha voluti interpretare Lorenzo Lotto. Egli racconta eventi della storia Sacra ambientandoli in una dimensione terrena molto vicina a colui che guarda le sue opere. Pur rimanendo fedele al cristianesimo accoglie questa sua volontà di portare eventi della storia cristiana su un piano umano raffigurando quindi la Vergine nella camera da letto. L’Angelo ha una forma tridimensionale e non eterea, riporta anche un’ombra, dando l’idea di un Angelo in carne e ossa.

Attraverso dei simboli mette in scena un dialogo tra la Vergine e l’Angelo. Quest’ultimo si presenta con un giglio bianco che simboleggia la purezza di Maria e lei, presa da timore,viene rappresentata con le braccia spalancate che possiamo interpretare come un sì, ovvero un atteggiamento di disponibilità verso la proposta.

Infine l’ultima opera è la pala di Santa Lucia; siamo nel 1500, il secolo della nascita della stampa. Si dice che lei sia stata una nobile siracusana vissuta nel periodo in cui governò Diocleziano. Fu promessa sposa a un giovane uomo però poiché la madre era gravemente malata, assieme alla sorella, decise di recarsi in una cripta a Catania, per chiedere un voto e un ringraziamento a Santa Agata che si diceva facesse miracoli.
Lucia si addormentò e in sogno gli apparve Santa Agata la quale dichiarò che se non si fosse sposata e se avesse dato tutti i suoi averi ai poveri, la madre sarebbe guarita.

La giovane fece proprio così e la madre subito dopo guarì.

Analizzando le pale, la prima è completamente immersa nell’ombra della morte, mentre la seconda è molto luminosa dal momento che simboleggia la gioia della guarigione.

Nella tavola più grande è visibile come l’uomo che avrebbe dovuto sposarla, la accusa di essere cristiana davanti al giudice Ascanio che decide di condannarla a morte. In questa tavola, nella quale è rappresentato il processo, avviene un miracolo; quando Lucia si rifiutò di inginocchiarsi dinanzi al dio romano, nonostante tre uomini cercarono di spostarla, lei non si mosse nemmeno di un centimetro. Dal simbolo della colomba è visibile come su di lei ci sia la protezione dello Spirito Santo.
Vicino alla giovane è presente un personaggio con la barba lunga che guarda verso di noi, egli rappresenta l’autoritratto dell’artista.

Santa Lucia è vissuta durante l’epoca dell’impero romano, mentre Lorenzo Lotto dipinse quest’opera nel XI secolo, attualizzandola. I personaggi hanno abiti rinascimentali veneziani e se si osserva bene il paesaggio, si nota come l’artista ha deciso di ambientare la storia nel chiostro interno del palazzo della signoria di Jesi.

Infine questa tavola è uno dei primi quadri in cui ci sono presenti donne di pelle scura, e la raffigura in senso positivo, dando un messaggio positivo di audacia. La donna è la tutrice del bambino e lo trattiene per evitare che vada in mezzo alla folla.

La comparsa di donne Afro in dipinti del 1500 è un grande messaggio di tolleranza, in periodi dove iniziavano ad esserci schiavi provenienti dalle Americhe.

Elisa Durante IV B CL A.S. 2022/2023