ippogrifo

IL LICEO-GINNASIO DI JESI

Ricordare per appartenersi

La lunga storia del nostro liceo

« Mentre veniva preparata la cicuta, Socrate stava imparando un’aria sul flauto. “A cosa ti servirà?” gli fu chiesto. “A sapere quest’aria prima di morire”.»

(Italo Calvino, “Perché leggere i classici”, cit. da Emile Cioran)

 

In questa melodia nuova su cui Socrate si prende il lusso di concentrarsi pochi istanti prima della sua morte sta il senso del fare il Classico, oggi come ieri. Sentirci legati da un filo invisibile a moltissimi altri studenti e professori che ci hanno preceduto, è poter pensare che la melodia è stata sempre tenuta sospesa nell’aria. In virtù di questa continuità ideale, trova senso la ricostruzione della storia specifica di questo nostro istituto, un lavoro svolto nel libro “Il Liceo-Ginnasio di Jesi e vita culturale jesina” del prof. don Costantino Urieli, edito dal nostro liceo nel 1985, e che fu attuato su richiesta del Preside William Bernardi. Lo rendiamo oggi disponibile per il download in versione digitalizzata grazie alla  preziosa collaborazione dei nostri partners di Acca Academy.

Si tratta di un libro ricco di notizie storiche, di sviluppo culturale, artistico, sociale, corredato da abbondanti dati di archivio, meritevole di lettura, dal quale estrapolerò solo alcuni dei molti dati.

La nascita formale del Liceo – Ginnasio di Jesi risale al 12 agosto 1548, al tempo dello splendore rinascimentale della città, quando il Consiglio di Credenza (così si chiamava il Consiglio Generale di Jesi) deliberò che fosse istituito in città un Gymnasium, come depositario di un forte messaggio di humanitas. Ebbe come sua prima sede il Palazzo della Signoria, costruito appena cinquant’anni prima. Si faceva scuola nelle logge inferiori, accanto alla “Salara”, una vasta stanza a piano terra dove si immagazzinava il sale destinato alla città. Il portale affacciava sull’attuale Via Pergolesi, che allora era chiamata Via delle Botteghe. Il 25 giugno del 1549, con un attento vaglio delle candidature da parte di consiglieri eletti dal Magistrato, fu eletto il primo “Magister Ludi Litterarii Gimnasii Aesini“. Il liceo operò da subito come unica scuola pubblica, dunque il Maestro era considerato come un impiegato comunale, da riconfermarsi annualmente, ma era tenuto in alta considerazione, tant’è che il suo stipendio era pari a quello di un medico del tempo. L’indirizzo scolastico del Ginnasio dava un predominio quasi assoluto alle materie del Trivio (Grammatica, Retorica, Dialettica) rispetto a quelle del Quadrivio (Aritmetica, Geometria, Musica, Astronomia). La formazione era spiccatamente umanistica, si poneva sulla scia della tradizione retorica medievale ma con ampia conoscenza di autori classici.

Si rese da subito necessaria la figura di un aiutante del Magister, e fu chiamato Repetitor, o Coadiutor, o anche Apodidascalon.

Quanto agli alunni, studiavano in pluriclassi a volte molto numerose: vi erano gli “abecedaristae“(scolari che imparavano a leggere e a scrivere), i “vespertistae” (si esercitavano sui salmi del Vespro), i “donatistae” (studiavano la Ianua Donati, la grammatica elementare latina più usata, e gli Auctores Octo, una miscellanea di autori morali,  medievali e umanistici, in latino). I giovani passavano poi alla Dialettica, alla Retorica, allo studio della filosofia platonica e aristotelica e all’istruzione religiosa.

Il 13 aprile 1580 il Consiglio di Credenza, dato che la scuola ginnasiale aveva successo, volle che fosse istituita un’altra scuola, collocata fisicamente al di sopra del Ginnasio, ma di livello parauniversitario: nascevano così due Cattedre, una di Filosofia e una di Diritto, talmente prestigiose che il sacrestano della vicina Chiesa di San Luca suonava le campane per indicarne l’inizio delle lezioni. Ma mentre il Ginnasio continuò la sua storia, delle Cattedre di Filosofia e Diritto non si ebbe più notizia verso la metà del Seicento.

Del Ginnasio invece sappiamo che continuò la sua attività didattica e cambiò sede, trasferendosi nel Palazzo dei Priori (l’attuale Palazzo Comunale): sempre in un’unica ampia stanza venivano accolti gli allievi, tutti maschi, di età diverse, e i due Maestri. La stanza si affacciava su uno stretto vicolo, chiamato da quel momento in poi “del vecchio Ginnasio“.

Nel corso del XVII sec. il Ginnasio venne denominato semplicemente “Scuola Pubblica” (poiché a Jesi erano sorte scuole private) o anche “Scuola Grande“, specificatamente, il corso del Magister, che cambiò nome in “Primo Maestro di Scuola“, e “Scuola Piccola” il corso del Repetitor, che diventò “Secondo Maestro di Scuola“. Poiché la cattedra ginnasiale di Jesi era molto ambita, i Maestri venivano attentamente selezionati, al fine di impartire una educazione anche morale, alle buone virtù, all’occorrenza con l’uso della verga.

Nel 1696 fu eretto un muro divisorio, un semplice tramezzo, nella grande aula, utile a limitare il disturbo che i bambini davano alla concentrazione dei più grandi.

Dopo alcuni tentativi, andati a vuoto, di affidare l’istruzione del Ginnasio a ordini religiosi che avessero specifica vocazione all’insegnamento (Gesuiti, Scolopi, Conventuali di San Floriano), ci si rivolse al clero regolare jesino.

Con la riforma del 1775 il numero dei Maestri fu portato a tre: il “Maestro dei Primi Rudimenti“, il “Maestro di Grammatica“, il “Maestro di Rettorica e Umanità“.

Con l’invasione delle armate napoleoniche in Italia, nel 1796, avvenuta a Jesi senza spargimenti di sangue ma fonte di depredazioni, anche artistiche, fu attuato un piano di riforma nel Ginnasio: si voleva arricchire l’insegnamento di scienze ritenute “sterili” con altre più dinamiche e moderne (ad esempio la Scherma, il Canto, il Ballo, Matematica, Disegno), e fu aumentato il numero di Maestri fino a un massimo di sei. Inoltre, poiché erano stati espulsi i Frati Conventuali dal Convento di San Floriano, che era stato indemaniato, il vasto complesso fu scelto dai francesi come nuova locazione per il Ginnasio: la permanenza però, dati i costi di affitto, durò un solo anno, il 1811, poi il Ginnasio tornò nel Palazzo della antica Magistratura (ex sede del Vice Prefetto). Al piano di mezzo era collocato il Ginnasio, in quello superiore le scuole elementari. I Maestri erano cinque, di cui uno per la lingua francese.

Terminato il periodo napoleonico, giunsero le truppe austriache e nel 1815 fu restaurato il Governo Pontificio. Il Papa Pio VII si occupò di riportare l’educazione a una formazione cristiana, e nel 1821 il Ginnasio di Jesi risultava composto da otto Cattedre, tra le quali era inserita una nuova: “Elementi di Istoria Sacra e Profana“.

Il 29 agosto 1824 fu emanata da Leone XII la “Quod Divina Sapientia“, il documento pontificio che regolò le scuole fino al 1870, ponendo molta attenzione sulla figura morale e cristiana dell’insegnante. Ma fu con Papa Pio IX che si ebbe una stagione liberale, volta a trovare modi per far acquistare amore allo studio fin da bambini, coltivando un sapere non solo mnemonico.

Il 15 settembre 1860 le truppe piemontesi entravano a Jesi, ponendo fine, dopo oltre un millennio, al potere temporale dei Papi nelle Marche, le quali entravano a far parte del Regno d’Italia. Il Ginnasio di Jesi compì un importante passaggio: da scuola comunale a scuola statale. Il cosiddetto “pareggiamento” fu attuato per il Ginnasio nel luglio 1863, per il Liceo un poco oltre. Nel 1875 la scuola ebbe il nome di “Ginnasio-Liceo Pareggiato di Jesi“, cui nel 1878 fu aggiunto il nome di Vittorio Emanuele II, essendo stato intitolato al re in occasione della morte.

Nuovamente si pose il problema di cambiare sede, e il 15 maggio 1862 iniziarono finalmente i lavori di adattamento di alcuni locali nel Convento di San Floriano, dove poi si fece scuola fino al 1903. La scuola ebbe vasta rinomanza e nel trentennio dal 1870 al 1900 vi fu un decollo degli iscritti, che giungevano anche dalle città della Vallesina. La presenza femminile era ormai un dato acquisito nel Ginnasio, mentre al Liceo ci furono le prime due iscritte (con 33 maschi) nell’anno 1908-9.

Nel 1912, con la consegna della bandiera tricolore all’istituto, ci fu anche la sua “Regificazione“: si chiamò allora “Regio Liceo-Ginnasio Vittorio Emanuele II-Jesi“. Lo Stato, e non più il Comune, visti i meriti acquisiti dalla scuola, si assumeva l’onere di pagare direttamente il personale dirigente, insegnante e di servizio.

Nel periodo fascista, la sede del Liceo si ampliò fino a un totale di 23 aule, situate nella parte orientale dell’edificio, più vasta e luminosa. Nel giro di due anni però, il Comune impose al Liceo-Ginnasio di tornare alle aule occupate sino al 1923, lungo il Corso. A seguito del sisma del 1930, che aveva danneggiato gravemente quattro aule, furono attuati importanti lavori di restauro. Fu concesso anche un ingresso migliore: al posto di quello più stretto in Piazza Oberdan, si ebbe l’ingresso lungo il Corso.

Da ricordare la pubblicazione mensile, durata due anni dal 1925 al 1927, di un foglio (4 pagine) chiamato “Il Gazzettino del R. Liceo-Ginnasio Vittorio Emanuele, in Jesi“, iniziativa del Preside di allora, che se ne sobbarcava le spese e personalmente lo compilava. Inoltre, l’istituzione di una Cassa Scolastica, per sovvenzionare alunni poveri e meritevoli. Ma, per il resto, fu messa in atto dal fascismo una vera e propria fascistizzazione della scuola: venivano celebrate solennemente le date storiche fasciste, come la Marcia su Roma, venivano messi in atto drammi allegorici come “Grido di guerra”, vi era l’obbligo del saluto romano, ci fu una “epurazione” di libri di storia non allineati con la propaganda del regime, e in generale, a parte qualche posizione coraggiosa, la scuola venne degradata alla vuotaggine della follia politica. Proseguiva però l’attività didattica.

Nel 1943-44, dopo la Liberazione, per qualche mese la scuola dovette chiudere perché l’intero palazzo ex Appannaggio fu occupato dalle truppe Alleate.

Nel 1973-74 vi furono nuovi lavori di ristrutturazione a causa del terremoto, ma soprattutto iniziò una diminuzione nel numero degli iscritti.

Nel 1984 è nato, con una redazione di insegnanti e allievi, il periodico “L’Ippogrifo”, che nel 2024 ha festeggiato i suoi quarant’anni.

Nel 1989, vi è stata l’annessione al Liceo dell’Istituto Magistrale “Pergolesi”, con due indirizzi quinquennali: Socio Psico Pedagogico e sperimentale di Scienze Sociali, di modo che a partire dall’anno 2010/11 il nostro istituto prevede tre indirizzi: Liceo Classico, Liceo delle Scienze Umane e Liceo Economico Sociale.

Non possiamo prevedere quale sviluppo seguirà questo istituto ma possiamo essere confortati da ciò che lungo la sua storia, che ormai dura da quattro secoli e mezzo, pur affrontando le sue difficoltà e vivendo fasi alterne di splendore, sembra comunicarci: un senso di appartenenza, un’identità precisa che non rinnega la propria peculiarità in un mondo che pensa troppo spesso a trasformarsi. Custodire, anche con la nostra fatica studentesca, i valori umanistici, è far restare in aria, ancora, la melodia del flauto.

Federica Parola

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